Ristrutturare i Casolari di Campagna: Nuova Vita al Paesaggio Toscano

Qual è la prima cosa che vi viene in mente pensando al paesaggio toscano?Naturalmente dopo i cipressi…

Certamente i meravigliosi casolari ,da sempre soggetti di pittori e vedutisti,testimonianza di una tipologia abitativa che caratterizza il profilo di campagne e colline toscane,diventati oggi simbolo di un’aspirazione ad uno stile di vita di qualità, lontano dai ritmi frenetici della città.

Ma quali sono le caratteristiche e le origini di questo tipo di edifici?

Caratteristiche generali

I casolari ,strutture diversificate e composite,generalmente isolati nella campagna ,erano legati al sistema economico degli insediamenti poderali che prevedeva la presenza di un’abitazione con le relative strutture produttive in modo da ottimizzarne la forza-lavoro.

Sono per la maggior parte costituti da più corpi di edifici a diverse altezze, annessi ad uno principale, che dovevano far fronte a tutte le esigenze legate alle attività di coltura,raccolta dei prodotti e eventuale allevamento di animali. Nello spazio esterno antistante agli edifici era presente un’aia,spesso pavimentata in pietra ,utilizzata per il pollame e gli attrezzi agricoli.

Altri elementi caratteristici erano fienile,cantina,in alcuni casi strettoi da vino e frantoi per le olive.

Costruiti generalmente in pietra o muratura mista ,a pianta rettangolare,si sviluppano su due o più livelli con il tetto rivestito in tegole di laterizio.

Nel corso dei secoli ,sia per mutate esigenze economiche che per semplice usura,hanno subito ristrutturazioni,ampliamenti di volumetrie, tanto che in molti casi risulta difficile comprenderne l’impianto originario,tuttavia è possibile classificarle in base alla funzione e al territorio in cui sorgono.

Origini e tipologie

Le diverse tipologie di costruzione sono legate alla varietà e alle condizioni morfologiche del territorio su cui sorgono,sia per le modalità colturali e produttive,sia per i principali materiali di costruzione e l’impianto planimetrico.

Le due principali categorie sono:

–  quella residenziale, che presenta un unico edificio su vari livelli,dei quali i superiori erano adibiti ad abitazione ed il piano terra a rustico;

– quella aziendale,strutturato con più edifici adibiti ognuno ad una diversa funzione produttiva.

I primi esempi di casolari costruiti durante il Medioevo presentano le caratteristiche torri merlate, a grande sviluppo verticale, con un solo vano per piano,rivestimenti murari in pietra e uno o due portali alla base.

Durante il Rinascimento si passa alla tipologia a corte,struttura compatta con scala interna e corpi di fabbrica disposti a formare un cortile centrale comune,dotato di aia e pozzo. L’elemento caratteristico diventa la presenza di una torretta colombaia,quadrata con tetto a 4 spioventi in linea con la facciata principale e collegata al primo piano dell’abitazione.

Nei secoli successivi l’impianto diventa sempre più complesso,aumentano le dimensioni,le piante diventano più regolari con una distribuzione più razionale degli spazi. Così dai casolari “leopoldini” ( Granducato Lorena,fine XVIII sec.) caratterizzati da logge,portici ad archi a tutto tondo si arriva alla tipologia di villa-fattoria ,residenza estiva della aristocrazia cittadina ,erano dotate di parchi,fontane e contenevano cantine,magazzini,stalle.

Dunque,questo enorme patrimonio architettonico che valore può avere oggi considerando che la maggior parte degli edifici risulta abbandonato e che il tipo di economia agricola su cui si fondava è praticamente scomparso?

Incentivi per la ristrutturazione dei casolari

Come già anticipato nel precedente articolo, sempre più persone attente alla valorizzazione del territorio e ad un nuovo turismo consapevole sono intenzionate a ristrutturare i vecchi ruderi,ma spesso si desiste per la paura di costi eccessivi. Ma ora in Toscana si ha la possibilità di sfruttare alcuni incentivi per la ristrutturazione di casolari abbandonati forniti dalla già citata legge LR/ 2014 approvata dal Consiglio della Regione Toscana .

Ma quali sono in concreto le mosse da compiere e come sfruttare questa opportunità?

Per prima cosa bisognerà rivolgersi ad un professionista che possa verificare lo stato di fatto dell’immobile e aiutarci a scegliere la destinazione d’uso migliore in base alle nostre esigenze e a decidere tutti gli interventi da effettuare. Nei prossimi articoli vedremo tutte le fasi da considerare dall’ideazione ai costi per la realizzazione,ma ora ci concentreremo su quello che possiamo risparmiare grazie alle agevolazioni date dalla legge.

1. Condizioni per usufruire delle agevolazioni previste

In dettaglio”le disposizioni della  presente legge si applicano agli interventi volti al recupero,anche attraverso il mutamento delle destinazione d’uso agricola verso altre categorie funzionali purché previste dalla pianificazione urbanistica comunale, di residenze rurali abbandonate e caratterizzate da condizioni di degrado”.La condizione è che gli immobili risultino abbandonati da minimo 5 anni dall’entrata in vigore della legge e che si trovino in una o più delle seguenti condizioni:

– in precarie condizioni di staticità, dovute ad usura del tempo o inadeguate tecniche costruttive;

– diffusa fatiscenza di strutture e finiture o inadeguatezza alle carenze funzionali per mancanza o insufficienza di impianti tecnologici;

– mancanza o insufficienza impianti igienico- sanitari;

– ridotte condizioni di abitabilità o insalubrità degli ambienti

 2. Aumenti di volumetria

Sono ammessi una sola volta interventi di aumento di volumetria, sempre coerenti con i caratteri architettonici e decorativi dell’edificio e della aree di pertinenza pari :

-al 10% di quella esistente,fino ad un massimo di 40 mq,in caso di contenimento di consumi energetici o interventi di riparazione locale secondo la vigente normativa antisismica;

– al 15% di quella esistente,fino ad un massimo di 50 mq,nel caso in cui l’intervento di miglioramento sismico garantisca il raggiungimento del livello minimo di sicurezza con indice di rischio non inferiore a 0,65(riferimento Direttiva Regionale D1.9- delibera Giunta N°420 del 31/03/2010);

– 20% di quella esistente,fino ad un massimo di 70 mq, in caso di adeguamento sismico dell’intero edificio

– 25% di quella esistente,fino ad un massimo di 90 mq,in caso di esecuzione combinata di tutti gli interventi citati in precedenza. Le addizioni volumetriche si possono realizzare tramite interventi di edilizia ricostruttiva degli eventuali volumi secondari presenti nelle aree di pertinenza,se riconosciuti privi di valore.

Tutti gli interventi sono soggetti al preventivo rilascio del permesso di costruire da parte del Comune di pertinenza,che può una volta praticati gli interventi applicare una riduzione minima pari al 50% degli oneri specifici previsti e un’ulteriore riduzione progressiva fino all’eliminazione in base al conseguimento degli obiettivi di recupero del patrimonio esistente.

Sono esclusi gli interventi su edifici collocati in aree caratterizzate da pericolosità idrogeologica;edifici vincolati come immobili di interesse storico-artistico; edifici soggetti a restauro e risanamento conservativo;residenze rurali abbandonate soggette a sanatoria edilizia straordinaria.

1. https://pixabay.com/it/tuscany-italia-campi-prato-1977127/ / 2. https://pixabay.com/it/val-d-orcia-panorama-casolare-1778044/ / 3. https://pixabay.com/it/tuscany-italia-mediterraneo-1704885/ / 4. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f9/Casa_leopoldina_Val_di_Chiana.jpg / 5. https://pixabay.com/it/italia-azienda-agricola-672012/

logo_progettazionecasa.com

SEGUICI SU