Aravena: L’Architettura Parla la Lingua dell’Uomo

Concreta massa e mutevoli riflessi che creano comunità

Il potenziale espressivo e sociale di un’architettura, assume valenze escatologiche attraverso il tocco dell’anti-archistar Alejandro Aravena. L’architetto cileno, fuori dagli stereotipi moderni, cerca con sperimentazioni architettoniche di far riscattare situazioni  limite, con l’obiettivo di usare la sua stessa arte come medicamentum per la vita dell’uomo, tanto da fargli meritare il premio Priztker nel 2016.

Aravena ha mosso i primi passi in un contesto in cui la penuria di mezzi, faceva si che l’ingegno e l’originalità fossero l’arma vincente: pochi sofismi, tanta concretezza, meno sprechi e un forte senso sociale, questi i cardini dell’ architetto.

Il sociale bisogno e l’eleganza del benessere

Nel 2006, il progetto di Aravena è stato scelto per la realizzazione del nuovo dormitorio della St. Edward’s ad Austin in Texas.

L’intervento rientrava nelle opere di ampliamento del campus universitario e interessava una superficie di 30000 m2 di cui 12 per il dormitorio, i restanti a per il parcheggio, con esplicita richiesta di continuità formale con l’esistente. Aravena, sperimenta con dovizia di particolare, attingendo dal contesto sociale: ascolta le diverse esigenze e partecipa alle riunioni del Consiglio di fondazione.

Ruvidità e luminescenze dalla forte connotazione topologica

Il progetto è costituito da una serie di blocchi massivi, che lasciano trapelare al loro interno scorci di paesaggio. L’architetto da forma, così, ad un monolite che, intercettando i raggi del sole, sfavilla come una di quelle rocce minerali, che conservano al loro interno preziosi cristalli.

Il perfetto equilibrio tra concretezza ed astrazione, Aravena lo stabilisce nel rapporto tra interno ed esterno. Per concretezza non si intende solo quella materiale, ma anche quella pragmatica dell’utilità sociale. Il progettista dispone gli ambienti comuni, la piccola caffetteria e la sala pranzo, in quello che viene definito dallo stesso architetto come lo zoccolo dell’edificio.  Viene ricreato uno spazio artificiale, una corte che fa da filtro ulteriore agli stadi di vivibilità del campus. Si passa da uno spazio pubblico, quello esterno, a uno comune quello del primo piano, attraversando, prima, questo nuovo topos dai contorni luminescenti.

L’aggregazione come stimolo alla configurazione

Ai piani intermedi Aravena, colloca gli uffici e per i restanti due piani, dei quattro richiesti, incastra le celle abitative degli studenti. L’architetto afferma che, nello studio del progetto, ha immaginato di accostare la vita del campus universitario a quella di un monastero, in cui silenzio, privacy e comunità fossero protagonisti.

I 300 posti letto vengono disposti lungo il perimetro articolato dell’intero edificio, che grazie a questa scelta compositiva, appare ruvidamente segmentato all’esterno, ma che consente di ospitare un numero maggiore di celle, nonostante i limiti di altezza concordati per l’intero complesso. Ogni studente, così, gode di luce e aria naturali che attraversano dure fessure regolarmente incastrate sulle pareti esterne.

La mimesi con il contesto

All’ esterno grandi lastroni in calcestruzzo fanno da seduta consentendo la convivilalità e l’aggregazione, anche quando le alte vetrate rossastre, con i loro modesti aggetti, rifulgono attraverso i faretti incastrati nei solai della corte. Per gli interni Araverna, ha scelto di mantenere linee semplici con tavoli, sedute e letti in legno chiaro, dall’accento spartano. Aree relax con tavoli da gioco e comode sedute sbucano lungo i percorsi, come a sottolineare l’invito all’aggregazione.

La finitura esterna è realizzata con blocchetti di laterizi affiancati in maniera regolare e rigida, sagomandosi plasticamente alle imboccature delle finestre e degli scorci tra i diversi blocchi, per piegarsi, poi, a mo’ di origami in copertura. Le tinte scelte per l’intero complesso sono da rinvenire nel contesto esistente: i tetti rossi dell’edificato circostante e l’ocra del terreno su cui sorge e il dormitorio.

Il dormitorio St. Edward’s, con una spesa che si aggira intorno alle 18000 sterline, punta sul confort dell’utente, investendo gran parte delle spese in sistemi di condizionamento passivo e non. La struttura è in calcestruzzo a vista, le travi segnano e dividono gli ambienti interni le cui pavimentazioni sono realizzate con lo stesso materiale, appositamente lucidato.

L’estrosa originalità per una concreta socialità

Nel cuore del manufatto l’architetto da sfogo alle sue capacità: i contorni della corte interna di quella che sembra una cinta muraria medievale, marcano la vena sociale di tutto l’intervento. Aravena, con la scelta di far correre tutti i connettivi e le aree comuni, lungo il perimetro interno, facendoli tingere di riflessi vermigli, da concretezza alla vita di una comunità.

Infatti chiunque si trovi in uno di questi spazi, rimane in stretto contatto visivo con il collega, compagno, amico, stabilendo una sempre mutevole relazione sociale. L’architettura di Aravena è si fatta: crea comunità e ne risolve le problematiche, adeguandosi in costi e materiali. Il dormitorio di St. Edward’s non è una di quelle architetture contemporanee che calamitano l’occhio per il loro modo di essere, ma per il loro modo di farti essere.

Si percepisce la sensazione di collegialità e di spensierata convivenza a cui si è data concretezza con tratti puri e netti che demarcano volumi eretti quasi a proteggere chi lì dentro vuol il suo spazio studio.  Ma Araverna non vuole una monade chiusa per gli utenti del dormitorio che non vengono isolati del tutto dal mondo esterno, esso vi trapela da scorci, tingendosi di un vivace colore rosso, tingendo di vita le ore di chi lì dentro accresce il suo spirito.

https://www.youtube.com/watch?v=JERHPMiVLnE

 

logo_progettazionecasa.com

SEGUICI SU